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Informiamo i lettori che per il gran numero di domande inviate, non riusciremo a rispondere a tutti. Vi consigliamo di essere il più possibile precisi nelle descrizioni e di dare il maggior numero di informazioni.


Convivenza tra cane e gatto
 
A cura di LAURA FERRIGNO 
Salve, mi chiamo Michela e nella mia famiglia convive con noi un gatto (maschio) da circa 5 anni. 
Era piccolo quando è arrivato nel nostro giardino e pian piano è salito su in casa. E’ un gatto molto indipendente, può uscire quando vuole (aspetta vicino la porta perché qualcuno gliela apra) torna a volte anche dopo esser mancato giorni. Insomma, può fare quello che vuole anche perché il giardino è enorme. La notte non dorme a casa e non entra neanche nelle stanze da letto, vive nel soggiorno. E’ molto educato, tanto da non salutarci quando ci incontra per strada. Ieri è arrivato un cucciolo di cane Lupo Cecoslovacco, cane di mio fratello e la reazione del gatto non è stata delle migliori. 
Ieri sera durante il primo incontro il gatto è rimasto sotto il tavolo tutto gonfio; oggi, invece, il gatto ha mangiato nel cucinino dove si trovano le sue ciotole con mia madre che lo tranquillizzava, si è seduto sulla sua sedia e ha dormito se pur sempre sull’attenti. Il cane era con me nella mia stanza e voleva conoscere il mio gatto e giocare con lui. Mia madre per 5 minuti li ha fatti incontrare portando in braccio il cane e accarezzando il gatto e lui ha accettato questo primo approccio. Il gatto diciamo ha la coda alzata quindi principalmente è spaventato, infatti , trema quando vede il cane. Tutta la mia famiglia vuole che i due si vogliano bene e diventino amici. 
Lei cosa mi consiglia di fare? Se ha qualche tecnica che ci possa aiutare… La ringrazio già da ora. Michela
 

Salve, Michela. La convivenza con un gatto è molto diversa da quella con un cane, che è certamente più disposto alle attività collaborative con l’uomo. Il gatto ci offre, sì, momenti di incontro ma mostra anche il suo bisogno di indipendenza e di vivere e sentire lo spazio a modo suo. La casa e il giardino, con il suo ambiente attrattivo e significativo, è il riferimento cardine per questo felino. Non a caso la nostra abitazione, quanto le aree annesse, vengono da loro battute/marcate al tappeto, è il loro territorio e la loro base sicura. Se il cane cerca la sicurezza nel branco, il gatto la scova nella sua dimora. I cambiamenti, proprio per questo, generano sempre in quest’ultimo un disagio e rappresentano una forte e minacciosa intrusione. Il gatto arriva, in casi simili, a rilasciare feromoni di allarme che si diffondono a lungo termine nell’ambiente e che, per di più, gli generano, nel rilevarli, uno stato di ansia a prescindere dalla presenza o meno di chi o cosa ha suscitato la reazione di allerta ("sull’attenti”, dici). Ti consiglio, perciò, di arieggiare spesso gli spazi della casa e di utilizzare detergenti (non pericolosi) per la pulizia dell’ambiente. L’olfatto nella conoscenza gioca un ruolo fondamentale. Prova a presentargli l’odore del cucciolo di cane; strofina un batuffolo di cotone sul pelo del lupo cecoslovacco e poi presentalo al tuo gatto, con disinvoltura, incuriosiscilo e porgiglielo al muso, magari strofinalo delicatamente sulle sue guance. I primi approcci sono fondamentali e dovrebbero non far scaturire emozioni e reazioni negative per non condizionare gli atteggiamenti futuri. 
I due animali dovrebbero incontrarsi in un ambiente neutro e non dedicato alle zone significative del gatto (cucina, toelette, riposo). Considera poi che la comunicazione tra cane e gatto è molto diversa: la coda alta nel gatto non è segnale di minaccia, ma è quasi sempre un segnale di benvenuto; lo scodinzolio basso, semmai, è nervosismo. Mi intrometterei poco, sfruttando ampiamente la tenerissima età del cucciolo di cane e la sua fase di socializzazione (prima che altri stimoli "innati” prendano il sopravvento), lasciando a loro il libero tentativo di conoscenza: dall’accettazione, all’amicizia o alla tolleranza… sperando in bene! Non devono necessariamente amarsi… è nella loro facoltà. E fin qui abbiamo solo parlato del micio… Non è secondaria, credimi, l’attenzione sul cane di tuo fratello. È vero, al momento è il piccolo di casa, il nuovo arrivato e con l’atteggiamento da giocherellone e da indifeso ma… non mi fermerei al solo problema della convivenza con il gatto (semmai, questo, se lasciato a loro e affrontato nell’immediato, è un problema anche superabile). Il lupo cecoslovacco è un cane impegnativo da gestire pienamente e permanentemente in maniera coerente e con grande attenzione. Porta ancora addosso i segni di una eredità fortemente selvatica e resta, pertanto, un soggetto ancora molto forte. Bisogna dare grande spazio e importanza alla sua socializzazione con il mondo umano, urbano, sociale e soprattutto essere preparati sin da subito a non incorrere in fraintendimenti di gestione e relazione che, nel tempo, possono diventare preludio di seri disagi e problematiche comportamentali. Scrivi: "… il cane era con me nella mia stanza”… Cara Michela non so quanta esperienza e conoscenza abbiate in famiglia sui cani e quanto sulla razza che possedete. Ti consiglio, in ogni caso, di non trascurare l’importanza dello status sociale del cane… in riferimento alla sua posizione si modella e consolida anche il suo comportamento. La sua natura lo invita a conquistarsi la miglior posizione possibile all’interno del branco (di cui tutta la tua famiglia fa parte, gatto incluso), con una scalata gerarchica che troppo spesso lo vede al comando. Questo non deve succedere… con nessun cane… men che meno con un Lupo Cecoslovacco! Se potete, affidatevi ad un buon educatore sin da subito.



 
Aproccio corretto
 
A cura di LAURA FERRIGNO  
Buonasera, mi potrebbe dare qualche indicazione di base, una specie di "piccolo decalogo”, per poterci rapportare correttamente con il nostro pet? Tommaso da Milano
 
 
Caro Tommaso, sono sempre un po’ restia a dettare le regole di questo rapporto, se pure a grandi linee e del tutto generali. Schematizzare e non tenere in considerazione quel cane o quel proprietario piuttosto che un altro è il primo errore da evitare. Gli approcci e i percorsi variano e si modellano proprio in relazione al soggetto che si ha di fronte, giovane o adulto che sia, alle persone e all’ambiente di appartenenza. La tua domanda mi fa pensare che tu faccia riferimento alle primissime regole da seguire con un cucciolo. Certo, in questo caso, qualche piccolo consiglio… Innanzitutto, "educare” il cucciolo sin dai primi giorni di vita condivisa. Rispettare le sue fasi di crescita. Fornirgli, in maniera adeguata , tutti gli strumenti di conoscenza: socializzazione con i conspecifici, con persone, anziani, bambini, abituarlo ai rumori, ai suoni, ai diversi ambienti, alle situazioni. Adottare coerenza nella gestione quotidiana: bisogni, alimentazione, svago, cura. Abituare da subito il cucciolo a sporcare fuori casa e gestire i suoi bisogni, scongiurare ogni sorta di lettiera o balcone-wc. Inizialmente, aumentare il numero delle uscite e prestare attenzione ai momenti del risveglio, del dopo pasto, della fine di un gioco… Abituarlo ad essere tolettato e curato. Instaurare la routine alimentare: fornire il pasto in ciotola ad orari regolari, dopo i nostri pasti, e non lasciargli mai il cibo a disposizione. L’alimentazione non è qualcosa di gratuito e soprattutto è qualcosa che custodiamo e gestiamo noi. Evitare di dispensare bocconcini. Non soddisfare le sue continue richieste. Giocare, uscire… è una nostra decisione. Scegliere giochi formativi (riporto, cerca, abilità…). Non prestargli attenzioni gratuite, ripaghiamolo così quando assume atteggiamenti corretti. Non concedergli la nostra zona notte. Non farci seguire ovunque. Non giocare a tira e molla, non fare la lotta, non farsi rincorrere, non farlo giocare con le nostre mani.  Non farlo salire sui divani, sulle poltrone. Ignorare il cane piuttosto che rimproverarlo di continuo. Abituarlo a stare da solo (anche e soprattutto in nostra presenza!). Aiutarlo a comprendere chi deve essere il suo punto di riferimento. Adottare coerenza e chiarezza da parte di tutti i componenti della famiglia. Non allestire inutili barriere o praticare isolamenti sociali, aiutarlo ad "inserirsi” ed "adattarsi” in tutte le situazioni. Non umanizzarlo… il suo vero valore sta proprio nell’esser cane!
 

Passeggiata turbolenta
 
 
A cura di LAURA FERRIGNO    
Buongiorno, mi rivolgo a lei perché sono molto scoraggiata dal comportamento nelle uscite del mio Pastore Tedesco di due anni. Premetto che abbiamo frequentato un campo SAS per l’addestramento sin da quando era cucciola e quindi i comandi base li conosce bene. Ciò non basta, perché quando incontro cani e persone che non conosce inizia a tirare il guinzaglio e a rizzare il pelo su tutta la schiena con i cani mentre, con le persone, si limita ad abbaiare con insistenza e tira come se volesse andargli incontro. Durante questi comportamenti, ho provato dal cibo, al giocattolo e al comando seduto; cerco di allentare la tensione sul guinzaglio ma più vado avanti e lei più lo rimette in tensione saltando in avanti. Insomma, quando succede in quel momento è come se disconnettesse il cervello, non mi ascolta e non sente niente. Io uso una pettorina ad H, molti però, mi dicono che in questi cani va usato lo strozzo altrimenti non ascoltano. Che atteggiamento devo avere quando si comporta così?  
La ringrazio per la risposta. Patrizia

Salve, Patrizia, l’addestramento, di per sé, non serve a nulla. Un cane può tranquillamente eseguire alla perfezione un esercizio o un comando e, nel quotidiano, rappresentare per noi e per gli altri un problema, così come maturarne di suoi. L’addestramento, tra l’altro, è qualcosa che mira al raggiungimento di performance e che poco ingloba del viver di tutti i giorni, delle dinamiche relazionali e delle esperienze, base fondamentale dell’approccio educativo che dovrebbe non mancare sin dai primi giorni di convivenza. La sua reazione verso i cani potrebbe essere dovuta ad una scarsa socializzazione con gli stessi e ad un’inadeguata, se pur involontaria, gestione al guinzaglio. Il non tirare al guinzaglio è qualcosa che va presentato e fatto maturare al cane, passo per passo e… non servono collari speciali per questo. Al massimo, se non della pettorina, parlerei di collare a semistrozzo (non a strozzo!). Non sono tanto gli strumenti a fare la differenza, quanto i metodi e gli interventi. Ottimi risultati si potrebbero avere se non perdessimo di vista le motivazioni che inducono un cane a tirare. Una condotta al guinzaglio non può non tener conto dell’attenzione che il cane deve maturare, a prescindere, nei confronti del suo proprietario. Partendo da questo e in assenza di distrazioni si procede per gradi fino a rendere sempre meno significativi gli stimoli esterni. Per quanto riguarda il comportamento con le persone, idem. Importante, però, è la valutazione delle sue reazioni in assenza di guinzaglio. Come si mostra?
Un cane può anche semplicemente, in maniera spropositata, ricercare l’attenzione o un incontro e non necessariamente lo scontro. Quando la motivazione è forte il cane entra in uno stato di "agitazione” tale da non riuscire a mantenere quella concentrazione minima per poter entrare in contatto con noi, ecco perché le sembra che "disconnetta il cervello”. Il cibo o il giocattolo se non presentatogli nell’attimo giusto, potrebbe solo rappresentare un premio per il comportamento intrapreso. Le consiglio di farsi seguire da un buon rieducatore che potrà lavorare sulla desensibilizzazione e/o sul ricondizionamento.


 Viaggi in macchina
 
 
 
 
A cura di LAURA FERRIGNO    
Buongiorno, causa decesso del precedente padrone, da quasi un anno sono entrato in possesso di un cane femmina di 9 anni meticcio di nome Mika. A causa dell’improvviso cambiamento il cane ha mostrato diversi segni di irrequietezza tanto da procurarsi lesioni gravi alla coda che abbiamo dovuto amputare. Ad oggi il cane è tranquillo, si è abituato ai nuovi padroni e alla nuova casa mantenendo comunque il suo carattere dominante. Proprio per questo mi sono documentato ed ho adottato un comportamento idoneo per attenuare la sua dominanza: oltrepassare cancelli e porte sempre prima del cane, mangiare sempre prima del cane,ecc ecc... Uno dei problemi che non riesco a risolvere è quello dell’abbaio continuo in automobile. Ovvero il cane appena salito in macchina comincia incessantemente ad abbaiare mostrando segni di nervosismo. Nonostante le uscite in auto siano legate a momenti piacevoli per il cane (passeggiate/gioco) tale comportamento si manifesta solamente nel viaggio di andata, mentre al ritorno è molto più tranquilla. Vorrei capire il perché di tale comportamento e se è possibile correggerlo. La ringrazio anticipatamente. Cordiali saluti, Nicola.

Caro Nicola, nove anni di vita per un cane non sono pochi. Non lo sono né dal punto di vista anagrafico né da quello comportamentale. Sicuramente il cambio di contesto familiare può aver favorito questo o quella problematica, così come aver generato uno stato di stress e frustrazione tale da farla cadere anche in un autolesionismo. Per essere professionali e più precisi, però, sarebbe opportuno conoscere, inquadrare e valutare il passato di Mika quanto il presente. 
Mi spiego… il comportamento di un cane non è qualcosa di così scollegato dal suo viver quotidiano. 
I contesti, le abitudini, le circostanze, le esperienze  e la gestione ne determinano il consolidamento. 
I nove anni di Mika sono un gran bagaglio e pesano non poco sul tuo cane di oggi e sul vostro rapporto. Sicuramente il tuo posizionarla al meglio da un punto di vista gerarchico è il passo migliore che tu potessi compiere, a prescindere. Per quanto riguarda il disagio in auto posso, allo stato dei fatti, consigliarti solo di procedere per piccolissimi passi. Prova a farla salire per brevissimi attimi (partendo anche a motore spento), relazionati principalmente in questa occasione, prova a riservare nella macchina il momento pasto… fai piccolissimi spostamenti col cane e, soprattutto, fai in modo di farla scendere quando questo combacia con un suo stato di calma. Prova a lavorare da fermo fino a procedere gradualmente con piccolissime uscite. Anche qui… il cane, in nove anni, è mai salita in auto? Hai parlato di dominanza. Bisognerebbe capire quanto lo è davvero o quanto, invece, le sue siano solo manifestazioni comportamentali di quel tipo. 
Un cane può mostrare dominanza ma non esserlo per niente. Ti consiglio di rivolgerti ad un buon rieducatore.


COMANDO "TERRA"
 
A cura di LAURA FERRIGNO    
Egregio Istruttore, possiedo un cucciolone di 7 mesi di labrador. E’ un cane molto buono, anche se un po’ esuberante. Con l’aiuto di un libro gli ho insegnato a sedersi, ma non sono riuscito a farlo stendere a terra. Come spiega l’autore del libro in mio possesso, ho provato a spingerlo premendo sulla schiena del cane e tirando il guinzaglio verso il basso, ma il cane fa resistenza. Anche quando con molti sforzi riesco a farlo stendere, il cane si rialza subito. Può darmi un consiglio?
Antonio, Roma
 

Gentilissimo Sig. Antonio, con il sistema da lei adottato il cane capisce soltanto che il comando "terra” è una cosa spiacevole e la pressione che lei esercita sul dorso del cane non fa altro che ottenere una risposta in senso opposto. Il cane, in questo modo, cercherà sempre di rialzarsi.

Le consiglio di utilizzare il seguente sistema: iniziando con il cane nella posizione di "Seduto”,  tenendo un bocconcino di fronte al suo naso, porti il bocconcino verso il basso, prima verso terra poi un poco verso di lei, parallelamente al suolo, con un movimento a "L”, pronunciando la parola "terra”. Di solito il cane impara in breve tempo. 

Qualora, a causa del metodo utilizzato, il cane sia diventato estremamente refrattario ad eseguire questo comando, le consiglio di utilizzare questo piccolo trucco: metta la mano con il bocconcino sotto le gambe di una sedia in modo che il cane sia costretto ad abbassarsi per raggiungerlo. Appena il cane si abbassa pronunci la parola "Terra!” e gli dia il bocconcino, Ripeta alcune volte l’esercizio e vedrà che il cane imparerà a stendersi a terra senza essere costretto a farlo.

 

 Condotta al guinzaglio
 
A cura di ALDO VIOLET 
Egregio Istruttore, sono proprietario di Rudy, un meticcio di pastore tedesco di due anni e mezzo. Ho un seria difficoltà a portarlo a passeggio poiché tira al guinzaglio come un forsennato. L’ho portato ad una scuola di addestramento. Non ha imparato molte cose, ma camminava abbastanza bene. Utilizzo, come mi hanno consigliato, il collare a strangolo, ma non vedo nessun giovamento. Comincio a credere che non riuscirò più a portarlo fuori e sarò costretto a limitare la sua libertà nel giardino di casa. Può consigliarmi qualcosa?
Roberto, Perugia  

Egregio Signor Roberto,
il problema che mi pone non è di immediata soluzione. Se il suo Rudy tira al guinzaglio, non è una semplice questione di addestramento. Mi ha detto che il cane è stato in una scuola e che con l’addestratore non tirava. Sicuramente il cane ha capito cosa si vuole da lui ma… non lo vuole fare. Chiediamoci quindi il perché. Tenendo presente il desiderio di libertà di ogni giovane animale, quando un cane tira al guinzaglio dopo che qualcuno gli ha spiegato come si deve camminare, solitamente alla base c’è un problema di relazione con il proprietario, strettamente legato alla gerarchia. Il mio consiglio è quindi quello di rivolgersi ad un Educatore Cinofilo al fine di migliorare la relazione fra lei e il suo cane. Vedrà che la condotta al guinzaglio andrà a posto. Vorrei poi consigliarle di togliere il collare a strangolo. Come ben vede non risolve il suo problema e mette a rischio la salute del suo cane, potendo provocare danni ai muscoli e ai tessuti del collo. 
La saluto cordialmente.

 

Educhiamolo a fare i bisogni fuori casa
 
 
A cura di LAURA FERRIGNO  
Salve, sono Edoardo. Ho 10 anni e ho un cucciola di Labrador di tre mesi.
Come posso educarla a non fare i bisogni in casa? La porto sempre fuori ma lei fa i bisogni appena rientriamo a casa. Grazie.   

Ciao Edoardo…
È davvero bello che sia, ogni tanto, un bambino ad interessarsi del proprio cane e della sua gestione. Non scoraggiarti, è un disagio iniziale. 
Vediamo… Hai una femminuccia e, quindi, sei agevolato. Sai, contrariamente al maschio, non ti farà fare tantissime "fermate” durante la passeggiata per urinare, soprattutto, in futuro. 
Tieni presente che è cucciola… portala fuori il più possibile… soprattutto al suo risveglio, subito dopo che ha mangiato e dopo che ha giocato. 
Prova ad aumentare le possibilità di evacuazione fuori casa. 
Non fare passeggiate lunghissime; aumentane il numero e riducine i tempi. Prova ad essere regolare ed anticipala rispetto alle sue abitudini. 
Dalle delle chiare aspettative in riferimento alle uscite e alla gestione dei suoi bisogni. Se rincasi e il cucciolo non ha fatto i suoi bisogni, stagli dietro (anche solo con lo sguardo) e appena vedi che è in cerca del suo posto per farli, esci di nuovo con lei. 
Con un po’ di pazienza…
Non sgridarla e rimproverarla quando sporca in casa, è inutile e, in più, generi una sorta di timore a liberarsi in tua presenza e, quindi, anche quando ti ha al fianco durante l’uscita. 
Quando fa i bisogni fuori casa, lodala, dalle un bocconcino. In casa, non fate una tragedia dinnanzi ai disastri e non pulite mai in sua presenza. 
Al massimo, se colta sul momento, negala (senza eccesso) e portala immediatamente fuori. Talvolta i cuccioli che fanno sistematicamente i bisogni in casa, contrariamente a quello che si pensa, sono solitamente "timorosi”.  
L’ambiente aperto, la strada, gli stimoli, gli odori e i rumori rappresentano motivo di angoscia che impedisce loro di liberarsi. 
Se così, inizialmente, è opportuno studiare uscite in luoghi tranquilli dove il cucciolo può maggiormente rilassarsi ed essere meno vigile a ciò che lo circonda… ed esplorare e conoscere, così, con serenità. 
Ci sarebbe anche tanto altro da dire… sappi che la tua cucciola ha bisogno di una guida sicura e coerente. Dovete crescere insieme! In bocca al lupo e… felice avventura!

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